Il “nuovo” articolo 239 del Codice della Proprietà Industriale.

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L’approvazione del decreto legge cosiddetto “Milleproroghe”, emanato dall’ex governo Monti, ha comportato l’ennesima revisione dell’articolo 239 c.p.i.. Esattamente, l’articolo 22-bis di detto decreto legge n. 216/2011, rubricato «protezione accordata al diritto d’autore», ha disposto che “all’articolo 239, comma 1, del decreto legislativo 10 febbraio 2005 n. 30, come modificato dall’articolo 123 del decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 131, le parole: «e a quelli fabbricati nei cinque anni successivi a tale data» sono sostituite dalle seguenti: «e a quelli fabbricati nei quindici anni successivi a tale data»”. Il testo dell’articolo 239 c.p.i. approvato in via definitiva, con la legge di conversione n. 14/2012, è quello risultante dall’allegato alla medesima. Esso riporta alcune (altre, sebbene “leggere”) modifiche al testo originario appena citato; molto “leggere” per quel che ci occupa.

Infatti, l’attuale articolo 239 c.p.i. prevede la protezione del diritto d’autore anche per le opere dell’industrial design che “anteriormente alla data del 19 aprile 2001, erano, oppure erano divenute, di pubblico dominio. Tuttavia i terzi che avevano fabbricato o commercializzato, nei dodici mesi anteriori al 19 aprile 2001, prodotti realizzati in conformità con le opere del disegno industriale allora in pubblico dominio non rispondono della violazione del diritto d’autore compiuta proseguendo questa attività anche dopo tale data, limitatamente ai prodotti da essi fabbricati o acquistati prima del 19 aprile 2001 e a quelli fabbricati nei tredici anni successivi a tale data e purché detta attività si sia mantenuta nei limiti anche quantitativi del preuso”. La norma approvata, rispetto al testo riportato nel decreto legge originario, “viene incontro” alle agenzie di design riducendo la moratoria quindicennale (inizialmente ipotizzata) a “soli” tredici anni. Un “grande” passo “avanti” per le aziende produttrici di prodotti-copia, che potranno continuare ad operare (senza il minimo sforzo creativo, pare) fino al 2014. Si ritiene doveroso, in riferimento ad una novità legislativa tanto recente, riportare anche le parole dell’Onorevole Nannicini, firmatario dell’emendamento contenuto nell’allegato approvato con la legge n.14/2012: “Non metto in discussione il principio della proprietà industriale, però bisogna affrontare la questione dal punto di vista dell’economia. Dobbiamo dare il tempo alle aziende italiane che da anni producevano questi mobili o accessori di ristrutturare la produzione. Altrimenti mettiamo a rischio migliaia di posti di lavoro in Italia perché questi mobilifici producono tutto in Italia”. Alla novità legislativa, com’era presumibile, è conseguita una dura reazione da parte di molte aziende del design, progettisti autori ed altri[45]. In pratica da parte di quei titolari dei diritti che, se la norma dovesse essere approvata, vedrebbero ulteriormente posticipata la possibilità di godere dell’esclusiva sul classic design.

Sul punto nota dottrina aveva già affermato che le alternative plausibili potevano essere soltanto: 1) disapplicare la norma così modificata; 2) attendere l’apertura di una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Non si comprendeva, infatti, come il legislatore nazionale potesse intendere legittima una moratoria ancora più estesa, a fronte della espressa denuncia di illegittimità della moratoria decennale da parte della Corte Europea.

In argomento sono intervenute due ultimissime sentenze del Tribunale di Milano, l’una a distanza di un giorno dall’altra. Si tratta dei già noti casi, Flos S.p.a. contro Semeraro Casa e Famiglia S.p.a. e della controversia Vitra Patente AG nei confronti di High Tech S.r.l.

Entrambe le pronunce affrontano il tema relativo all’applicazione transitoria della protezione del diritto d’autore al disegno industriale di cui all’articolo 239 c.p.i., concludendo in maniera analoga e con provvedimenti che hanno creato grande clamore nel panorama dell’industrial design.

In relazione alla c.d. “moratoria” disposta dall’art. 239 c.p.i. in favore di coloro che producevano copie contraffatte prima dell’entrata in vigore dell’articolo 2 n. 10, della Legge sul diritto d’autore, i giudici milanesi hanno ribadito che la pronuncia pregiudiziale della Corte di Giustizia aveva già ritenuto incompatibile con il diritto comunitario (poiché eccessiva) una moratoria decennale, affermando che dunque l’attuale (portata a 13 anni) non può che essere ancor più in contrasto con il dettato europeo.

In virtù di questi motivi il Tribunale di Milano ha affermato che l’articolo 239 c.p.i. dovrà essere disapplicato dal Giudice nazionale, attuando così il principio di primazia del diritto europeo su quello italiano, a favore di quelle aziende produttrici di opere originali che hanno commentato con favore queste decisioni, affermandone anche una auspicabile buona ricaduta economica per il mercato di riferimenti.

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Gianmarco De Falco

De Falco Gianmarco è un Praticante Avvocato del Foro di Nola (NA). Collabora presso lo Studio Legale Nazionale Guarino&Associati, specializzato in Diritto Civile, Fashion Law e Diritto della Proprietà Intellettuale ed Industriale. Ha acquisito, inoltre, il Titolo accademico presso l'Università Federico II di Perfezionato In "Legislazione Penale Minorile" con votazione eccellente. Esperto in Diritto Sportivo. Redattore anche presso altre Riviste Giuridiche.

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