Lo Ius Soli: cos’è

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E’ uno degli ultimi argomenti che sta accendendo il dibattito politico. Si tratta dello Ius Soli – ovvero il diritto di cittadinanza agli immigrati acquisito automaticamente dalla nascita in un territorio – che da sempre schiera il mondo della politica in fazioni nette e ben definite. Vi è chi è contrario come gli esponenti del Movimento 5 Stelle, chi invece – come il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge – considera questo tema una priorità e un dirittoper tutti quei figli di immigrati che pur nascendo in territorio italiano e sentendosi effettivamente cittadini italiani, non godono degli stessi diritti e tutele che lo Stato garantisce agli altri.
Lo ius soli è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione del diritto di cittadinanza “sul suolo“, ovvero perchè nati sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori. Si contrappone allo ius sanguinis, che si basa sulla discendenzae indica il diritto di cittadinanza che si acquisisce da un genitore in possesso della stessa cittadinanza.
In Italia è presente solo quest’ultimo diritto, tutelato dallalegge 91 del 1992 che indica il principio dello ius sanguiniscome unico mezzo di acquisto della cittadinanza a seguito della nascita. L’acquisizione automatica della cittadinanza iure soli rimane circoscritto ai figli di ignoti, di apolidi o ai figli che non seguono la cittadinanza dei genitori.
Gli Statiche applicano automaticamente loius soli nel mondo sono solo 30 su 194 – tra cui gli Stati Uniti, il Pakistan e il Canada – mentre in Europai Paesi che hanno adottato questo diritto di cittadinanza hanno comunque posto dei limiti o delle forme ibride, come in Grecia, Francia, Portogallo, Irlanda, Regno Unito e Finlandia.
Numerose associazionisi sono adoperate negli anni per aprire un dibattitoe far sì che la politica si interessasse ad uno dei problemipiù sentiti soprattutto dagli immigrati di seconda generazione, ovvero quelli nati o cresciuti in Italia da genitori immigrati. Centinaia di migliaia di giovani, nati e cresciuti qui, costretti però a vivere con il permesso disoggiorno e che per questo motivo non hanno gli stessi diritti e possibilità che lo Stato garantisce ai suoi cittadini. Tutto questo fino al compimento dellamaggiore età, anno in cui possono richiedere la cittadinanza italiana. E qui scattano altri problemi, perchè l’iter burocratico per ottenere tale diritto è lungo e contorto e non sempre si conclude positivamente. Così molti ragazzi, pur sentendosi italiani al 100%, abbandonano questa opportunità, lasciando spazio alla frustrazione e sentendosi altamente discriminati dalla società, senza parlare di problemi di identità personale alla quale molti di loro vanno incontro.

Se la legge 91 venisse modificata, in Italia ci sarebbero circa 80milanuovi cittadini italiani. Secondo gli ultimi dati Istat del 2011, infatti, questo è il numero di minori nati in Italia da genitori stranieri, una componente molto forte sul territorio in costante aumento anno dopo anno: la loro incidenza sul totale dei minori si aggira quasi intorno al 10%. Più in generale, invece, in Italia ci sono 730 mila giovani immigrati di seconda generazione, che rappresentano oltre il70% della popolazione minore straniera complessiva.

 

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Gianmarco De Falco

De Falco Gianmarco è un Praticante Avvocato del Foro di Nola (NA). Collabora presso lo Studio Legale Nazionale Guarino&Associati, specializzato in Diritto Civile, Fashion Law e Diritto della Proprietà Intellettuale ed Industriale. Ha acquisito, inoltre, il Titolo accademico presso l'Università Federico II di Perfezionato In "Legislazione Penale Minorile" con votazione eccellente. Esperto in Diritto Sportivo. Redattore anche presso altre Riviste Giuridiche.

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