Danno da concorrenza sleale potenziale

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Con la sentenza della Corte di Cassazione, Sez. I, del 22.05.2015 n. 10643 si offre un’interessante spunto di riflessione in merito alla questione circa la tutelabilità del danno da concorrenza sleale potenziale e sulla sua configurabilità.

Come noto, la nozione di concorrenza sleale si ricava dalla lettura dell’art. 2598 cod. civ., il cui scopo è tutelare la correttezza e la lealtà nell’attività commerciale, sanzionando come illegittime tutte le condotte tramite le quali, nella presentazione e collocazione dei propri prodotti e servizi, un’impresa si avvantaggi illecitamente a scapito delle altre.

La disciplina della concorrenza sleale presuppone la sussistenza di due elementi, vale a dire: la qualità di imprenditore in capo al soggetto autore dell’atto di concorrenza vietato ed al soggetto che di quell’atto subisce le conseguenze e un rapporto di concorrenza economica fra i medesimi imprenditori.

In particolare, il rapporto di concorrenza economica deve riguardare beni o servizi che si trovino nel medesimo ambito di mercato, ossia quei beni e servizi destinati a soddisfare identici bisogni dei consumatori o bisogni similari o complementari. In altre parole, si trovano in una situazione di concorrenza le imprese che offrano prodotti o servizi a favore di uno stesso target di destinatari e che operino in una delle fasi di produzione o commercio funzionali alla collocazione sul mercato di tali prodotti o servizi (cfr. Cass. civ., sez. I, 23 marzo 2012 n. 4739).

L’orientamento formatosi in giurisprudenza (espresso anche nella sentenza in commento) ha esteso anche alle ipotesi di concorrenza potenziale la tutela risarcitoria prevista dall’art. 2600 cod. civ.

Se è vero infatti che l’ordinamento vieta anche la mera idoneità ad ingenerare confusione, la sussistenza della comunanza di clientela va verificata pure in una prospettiva potenziale, dovendosi valutare se l’attività commerciale, considerata anche in un’ottica di espansione “consenta di configurare, quale esito di mercato fisiologico e prevedibile, sul piano temporale e geografico, e, quindi, su quello merceologico, l’offerta dei medesimi prodotti, ovvero di prodotti affini o succedanei rispetto a quelli attualmente offerti dal soggetto che lamenta la concorrenza sleale” (si vedano, tra le altre: Cass. civ. sez. III, 22 ottobre 2014 n. 22332; nonché Cass. civ., sez. I, 12 febbraio 2009 n. 3478 richiamata nella sentenza in commento).

L’interesse ad agire in concorrenza sleale viene quindi ad essere riconosciuto e tutelato anche qualora, pur mancando un rapporto di concorrenza attuale fra i due soggetti interessati, appaia comunque probabile una prossima interferenza fra i mercati in cui gli stessi operano.

Gli indici da considerare ai fini di tale accertamento afferiscono sia ad una valutazione prognostica riguardante la possibile espansione futura di un’attività imprenditoriale concorrente (in termini di rilevante probabilità), sia nell’ipotesi di attività prodromiche all’avvio dell’impresa vera e propria, quando si realizzino condotte dirette a dare inizio all’attività produttiva che si pongano improntate a concorrenza sleale. Sotto il primo profilo, dunque, la concorrenza è potenziale riguardo al dato merceologico: tale ipotesi si verifica allorquando sussista la possibilità (rectius, la rilevante probabilità) di accesso da parte di un’impresa nel mercato di un’altra, avuto riguardo non solo alla produzione ed al commercio attuali, ma anche con riguardo a quei settori nei quale l’impresa potenzialmente danneggiata potrebbe espandersi (cfr. Cass. civ., sez. I, 15 febbraio 1999 n. 1259). Questa ipotesi ricorre dunque in quelle fattispecie in cui è ragionevolmente prevedibile che un’impresa possa estendere la propria attività nell’ambito dell’altra. Sotto il profilo temporale (si tratta della fattispecie considerata nella sentenza in commento), la concorrenza è potenziale qualora uno o entrambi gli imprenditori non abbiano ancora avviato la rispettiva attività e dunque questa è ancora in fase organizzativa o sono in corso attività preparatorie all’avvio dell’impresa o ancora si realizzano attività dirette a dare inizio all’attività produttiva.
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Gianmarco De Falco

De Falco Gianmarco è un Praticante Avvocato del Foro di Nola (NA). Collabora presso lo Studio Legale Nazionale Guarino&Associati, specializzato in Diritto Civile, Fashion Law e Diritto della Proprietà Intellettuale ed Industriale. Ha acquisito, inoltre, il Titolo accademico presso l'Università Federico II di Perfezionato In "Legislazione Penale Minorile" con votazione eccellente. Esperto in Diritto Sportivo. Redattore anche presso altre Riviste Giuridiche.

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