Sistemi di governance nelle società per azioni. Il collegio sindacale nel sistema tradizionale (Parte II)

Societario

Proseguendo nell’analisi del collegio sindacale ( ),si analizzano i poteri ed i doveri che governano l’attività di quest’organo.

Occorre premettere che l’adempimento delle funzioni sindacali richiede, da un lato, l’impiego della generica diligenza di cui all’art. 1176 c.c. e, dall’altro, l’impiego di specifiche conoscenze giuridiche ed aziendalistiche, relative alle funzioni espletate.

Una volta nominato, deve operare una mappatura dei rischi, la quale serve ad individuare i “pericoli” connessi all’attività che quella società compie per il perseguimento dell’oggetto sociale. Come adempiere a quest’onere? Non vi sono limiti, in quanto può, ad esempio, acquisire informazioni dagli amministratori in carica e da quelli precedentemente nominati, esaminare i libri sociali, effettuare indagini sull’amministrazione sociale, ricevere le informazioni di cui all’art. 2381 c.c. da parte degli amministratori, partecipare alle riunioni del C.d.A. e dei soci, scambiare informazioni con il revisore contabile. Insomma, i metodi attraverso i quali acquisire informazioni strumentali ad individuare i campanelli d’allarme sono dei più vari e non sono sottoposti a regime di tassatività.

Conformemente a quanto appena detto, la Corte di Cassazione, con sentenza 5287/1998, afferma che il controllo del collegio sindacale non è formale ma si estende alla legittimità sostanziale dell’attività sociale e che, in questo quadro, i sindaci sono tenuti a verificare, altresì, che l’operato degli amministratori si svolga nel rispetto del generale dovere di diligenza ad essi stabilito in via generale dalla legge. Resta tuttavia fermo che esso è finalizzato alla verifica dell’osservanza della legge o dell’atto costitutivo e non può quindi estendersi anche all’esame dell’opportunità e della convenienza delle scelte gestionali, il cui apprezzamento è riservato alla esclusiva competenza degli amministratori.

Infine, nell’eventualità in cui siano stati individuati rischi, il collegio sindacale deve comunicare agli amministratori cosa sarebbe opportuno fare per mitigarli. Ed è proprio in ciò che si rileva la differenza rispetto alla precedente concezione del collegio: difatti, se prima della riforma l’organo operava ex post, oggi, invece, il collegio deve richiedere al C.d.A. l’adozione di azioni correttive e ne monitora la realizzazione in itinere.

Per quanto riguarda il concreto funzionamento della funzione sindacale, questa si articola in:

  • azioni di vigilanza, le quali riguardano l’organizzazione dell’azienda societaria e l’azione operativa degli amministratori;
  • azioni di controllo, le quali riguardano esclusivamente la contabilità.

Il collegio sindacale, quindi, è l’organo al quale è demandato il controllo e la vigilanza sull’azione sociale. Nello specifico, ai sensi del comma 1 dell’art. 2403 c.c.:

  • Il collegio sindacale vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società sul suo concreto funzionamento

Analizzando gli specifici doveri del collegio:

  • la vigilanza sull’assetto organizzativo, è una dizione estremamente ampia ed implica la verifica dell’osservanza di ogni disciplina legale e regolamentare che riguardi la vita della società;
  • la vigilanza sulla corretta amministrazione attiene, invece, alla conformità delle decisioni gestionali alle regole della prudente amministrazione (funzione di compliance). Per quanto riguarda questo particolare dovere, resta fermo il limite della regola della business judgment rule, per la quale, si ricorda, sono solo gli amministratori a valutare l’opportunità o meno di una decisione gestionale;
  • la vigilanza sulla contabilità nei casi previsti dall’art. 2409bis, comma 2, c.c., sulla quale si tornerà dopo.

 

L’art. 2403bis c.c., diversamente, elenca i poteri dei sindaci stabilendo che essi possono ispezionare e controllare la società, anche individualmente, ed accedere quindi ad ogni informazione concernente la gestione della società. Questi poteri sono strumentali a raccogliere informazioni sul funzionamento della società al fine di riferirne al collegio, discuterne collegialmente ed assumere gli eventuali provvedimenti correttivi.

Il quarto comma, della norma in commento, permette ai sindaci di potersi avvalere, “sotto la propria responsabilità ed a proprie spese” di propri dipendenti ed ausiliari che non si trovino nelle condizioni di ineleggibilità e decadenza, di cui all’art. 2399 c.c.

Ulteriori poteri sono quelli di:

  • chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate, sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari”;
  • scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate in merito ai sistemi di amministrazione e controllo ed all’andamento generale dell’attività sociale”.

L’insieme di questi poteri, così come previsti dall’art. 2403bis c.c., individuano la ratio dell’esistenza dell’organo sindacale: esso, infatti, deve garantire il buon funzionamento della gestione aziendale a tutela del capitale nel rispetto delle norme di legge e dello statuto societario.

Per quanto riguarda, invece, il corretto funzionamento dell’organo, la legge impone al collegio sindacale, ex art. 2404 c.c., di “riunirsi almeno ogni novanta giorni”. Inoltre, per assicurare l’effettività del controllo viene imposto ai componenti del collegio di “assistere alle adunanze del consiglio di amministrazione, alle assemblee e alle riunioni del comitato esecutivo”.

Ai sensi dell’art. 2406 c.c. sono previsti alcuni doveri e poteri di intervento e di supplenza rispetto alle omissioni dell’organo amministrativo:

  • in primis, spetta ai sindaci convocare l’assemblea nel caso gli amministratori non avessero adempiuto al relativo obbligo;
  • in secondo luogo, qualora durante l’espletamento delle proprie funzioni il collegio abbia ravvisato “fatti censurabili di rilevante gravità”, i quali richiedano “un’urgente necessità di provvedere”, ai sensi dell’art. 2406, comma 2, c.c., al fine di rendere edotti i soci dei medesimi, la legge gli attribuisce il potere di convocare l’assemblea, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione.

Restando in tema, l’art. 2408 c.c., riconosce a ciascun socio il potere di “denunziare i fatti che ritiene censurabili al collegio sindacale, il quale deve tenere conto della denunzia nella relazione all’assemblea”. Su queste denunzie, qualora presentate “da tanti soci che rappresentino un ventesimo del capitale sociale o un cinquantesimo nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il collegio sindacale deve indagare senza ritardo sui fatti denunziati e presentare le sue conclusioni ed eventuali proposte all’assemblea”.

Continuando nell’analisi delle norme del Titolo V del Codice Civile relative al Collegio Sindacale, ci si imbatte nell’art. 2409, il quale è rubricato “denunzia al tribunale”: l’ultimo comma, riconosce al collegio sindacale la legittimazione alla denuncia diretta al tribunale nel caso in cui avesse scovato irregolarità commesse dagli amministratori nell’espletamento delle proprie funzioni gestorie.

Così come anticipato precedentemente, il collegio sindacale può fungere anche da revisore legale dei conti nei casi ed alle condizioni previste dall’art. 2409bis c.c.

Il comma 2 della norma espressamente prevede che “lo statuto delle società che non siano tenute alla redazione del bilancio consolidato può prevedere che la revisione legale dei conti sia esercitata dal collegio sindacale. In tal caso il collegio sindacale è costituito da revisori legali iscritti nell’apposito registro”.

Così come avviene per il revisore legale e la società di revisione legale che svolgano attività di revisione legale dei conti, anche i sindaci, nell’espletamento di questa funzione, hanno il compito di accertare la conformità del bilancio alle norme di legge.

La revisione dovrà essere svolta in conformità nel rispetto dei principi di revisione internazionali, in mancanza, nel rispetto dei principi contabili nazionali e nel rispetto dell’indipendenza richiesta dalla natura dell’incarico.

 

Autore
Matteo Consiglio
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Matteo Consiglio

Dottore in giurisprudenza ed iscritto al Master in Diritto Penale dell'Impresa tenuto dall'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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