Il contratto di capitalizzazione

Societario

Ai sensi dell’art. 179 cod. ass. con il contratto di capitalizzazione l’impresa capitalizzatrice si impegna a corrispondere all’assicurato capitalizzante una somma di denaro (predeterminata o predeterminabile fin dalla stipula del contratto) senza che il pagamento di tale somma sia vincolata al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

Per contro l’assicurato capitalizzante s’impegna a costituire un capitale mediante il versamento all’impresa capitalizzatrice di una somma di denaro prefissata ed a porre tale capitale a disposizione dell’impresa per un determinato periodo di tempo. Il contratto potrà prevedere il versamento di premi unici o periodici stabiliti in misura costante o variabile.

Le parti possono liberamente determinare la durata del contratto fatto salvo il limite minimo quinquiennale previsto dalla legge.

Dal secondo anno, è prevista la facoltà per l’assicurato capitalizzante di recedere ad nutum a condizione ch’egli abbia versato almeno un’annualità di premio. In tal caso, l’annualità verrà detratta dalla restituzione del capitale poiché destinata, in via forfettaria, a coprire le spese sostenute dall’impresa capitalizzatrice per l’acquisizione e la gestione del contratto.

Per contro l’impresa capitalizzatrice rimane vincolata per l’intera durata del rapporto.

Con il contratto di capitalizzazione il capitalizzante stipula con l’impresa assicurativa un negozio che si colloca al di fuori dello schema tipico dell’assicurazione poiché svincolato dal rischio demografico, ossia dal verificarsi di un evento attinente alla vita umana. In tale forma contrattuale viene a mancare il carattere di “aleatorietà” previsto dall’art. 1895 del cod. civ.

Esso, costituisce un’espressione tipica del “contratto di prestito del mercato finanziario” adeguata dal legislatore al funzionamento delle imprese di assicurazione. Alla capitalizzazione si applica la disciplina del Testo Unico della Finanza (TUF), la quale, in ragione del grado di specialità che la contraddistingue, prevale sulla disciplina generale prevista dal Codice delle Assicurazioni private.

L’impresa capitalizzatrice, oltre ad obbligarsi a restituire la somma versata, ha l’obbligo di restituire al capitalizzante una rendita certa costituita dagli interessi capitalizzati anno per anno al tasso tecnico. Il “tasso tecnico” costituisce il tasso minimo garantito dall’impresa capitalizzatrice come maggiorazione del capitale inizialmente versato. Esso è pattuito alla stipula del contratto e non può essere modificato durante la sua esecuzione.

Il capitale si consolida anno per anno. Gli interessi garantiti sono calcolati sulla somma complessiva capitalizzata ogni anno in base all’anno precedente.

Infine, va specificato che, le somme corrispondenti al capitale versato all’impresa assicuratrice dagli assicurati capitalizzanti, vengono da quest’ultima investite in “gestioni separate” della società. Le parti, alla stipula del contratto possono prevedere una clausola c.d. di “rivalutazione” che prevede la partecipazione del capitalizzante agli utili derivanti dagli investimenti nelle gestioni separate.

La clausola di rivalutazione può essere soltanto aggiuntiva e mai sostitutiva del reddito minimo garantito dal contratto di capitalizzazione. Essa non prevede la retrocessione dell’intero utile derivante dalla gestione separata ma soltanto una parte di esso corrispondente all’”aliquota di retrocessione” pattuita in sede di stipula.

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Giuseppe Improda
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