Privacy nei rapporti di consumo: quale foro competente a decidere?

Il Giornale

Con l’Ordinanza n. 5658 del 7 marzo 2017, la Suprema Corte di Cassazione ha avuto modo di enunciare un importante principio di diritto in tema di competenza territoriale nell’ipotesi di controversia in materia di trattamento di dati personali, che però trovi origine in un rapporto di consumo.

La vicenda prende spunto da una errata segnalazione, da parte di una Banca, del nominativo della ricorrente in relazione alla prestazione da parte della medesima di una fideiussione in favore di altro cliente del medesimo istituto di credito, all’interno del sistema di informazione creditizia. Tale errore aveva successivamente comportato per la ricorrente la mancata concessione di mutuo a proprio favore presso altro istituto di credito.

A fronte di tali accadimenti veniva quindi proposta domanda per il risarcimento dei danni subiti avverso il primo istituto creditizio e, nell’occasione, il Tribunale adito, investito della questione si dichiarava territorialmente incompetente a conoscere della controversia, indicando, quali giudici competenti, alternativamente, altri due Tribunali.

La ricorrente decideva quindi di impugnare il provvedimento reso dal Giudice di prime cure proponendo regolamento di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c.

Con la decisione resa, che prende spunto dall’analisi delle disposizioni riguardanti la competenza territoriale contenute nel D. Lgs. n. 206 del 2005, in tema di foro del consumatore, e nel D. Lgs. n. 196 del 2003 (integrate dal D. Lgs. n. 150/2011), riguardo il foro del titolare del trattamento di dati personali, la Suprema corte coglie l’occasione di tornare su quanto già sostenuto con la precedente Sentenza n. 20304 del 9 ottobre 2015: in quell’occasione gli Ermellini ebbero modo di affermare come, in caso di tutela giurisdizionale contro il trattamento illegittimo di dati personali effettuato dal titolare, invocata nell’ambito di un rapporto di consumo, troveranno applicazione le relative norme dettate dal D. Lgs. n. 206 del 2005, così prevalendo quanto statuito nella disciplina relativa alla protezione del consumatore.

Su questa linea è intervenuta la Suprema Corte, con il provvedimento in commento, determinando un principio di diritto inequivoco tramite il quale definire il giusto metodo di individuazione del Tribunale territorialmente competente.

Si è infatti statuito che, nel caso in cui il foro territorialmente competente ai sensi della normativa in tema di protezione di dati personali, venga invocato nell’ambito di un rapporto di consumo, di conseguenza soggetto al foro speciale della residenza o del domicilio del consumatore, sarà quest’ultimo a prevalere, ma solo e soltanto se il trattamento dei dati personali si inserisca in modo qualificato all’interno del rapporto di consumo.

La condotta illecita ipotizzata dal consumatore, pertanto, dovrà essere, affinché vi sia prevalenza delle disposizioni del D. Lgs. n. 206 del 2005, giuridicamente, prima ancora che logicamente, direttamente connessa al contratto concluso tra consumatore medesimo ed erogatore professionale, risultando una qualche forma di responsabilità diretta del professionista.

Al contrario, dovranno essere applicate le disposizioni in tema di privacy, quindi individuando quale Tribunale territorialmente competente quello della residenza o domicilio del Titolare di trattamento, qualora il contratto sia stato, come nel caso pratico alla base della decisione della Suprema Corte, solo l’occasione per far emergere un precedente trattamento da parte di soggetti terzi.

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