La protezione dei beni aziendali: una nuova “frontiera” per la legittima difesa?

Penale d'impresa

La tutela di beni primari- dalla libertà ed incolumità personali, fino alla proprietà- impone da sempre un adeguato contemperamento con altre, centrali esigenze, su tutte la certezza della pena. Potrebbe così sommariamente riassumersi la logica sottesa ad una serie di strumenti giuridici che da sempre l’ordinamento predispone, ed in virtù dei quali, vuoi per assenza di antigiuridicità o colpevolezza, vuoi per semplici ragioni di politica criminale, si esclude l’irrogazione in concreto della sanzione penale. Ma “adeguare”, o anche solo decodificare, i limiti di tali strumenti, non appare compito agevole: ne è dimostrazione più lampante e recente la travagliata discussione parlamentare in ordine al progetto di restyling della scriminante della legittima difesa, senza dubbio elaborato sull’onda del malcontento popolare in ordine al trattamento giuridico di quei sempre più diffusi e cruenti casi di furti in abitazioni, ma con il rischio di far proprio il peggio della “legislazione dell’emergenza” ( ormai celebre è la discussione sull’inciso “di notte”).

Una particolare ed interessante interpretazione della scriminante di cui all’art. 52 c.p. è stata fornita da una sentenza emessa nel Marzo 2017 dal TAR Liguria. La vicenda prendeva le mosse dalla contestazione di un provvedimento adottato dalla Prefettura di Savona, con il quale si negava ad un imprenditore il rinnovo della licenza di porto di pistola per difesa personale. Il TAR adito, accogliendo il ricorso dell’imprenditore ed annullando così il provvedimento impugnato, valorizza una serie di profili. In primo luogo, il fatto che la licenza in discussione fosse detenuta dal lontano 1975, il che avrebbe dovuto imporre un’adeguata motivazione del diniego del suo rinnovo. Ma il profilo di maggior interesse è un altro: “L’ordinamento – si legge nella sentenza-considera scriminante – e dunque consentito – l’uso di un’arma legittimamente detenuta anche al fine di difendere i propri beni all’interno di un luogo ove venga esercitata un’attività imprenditoriale, “quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”.Se da un lato la pronuncia sembrerebbe solo richiamare il dettato che l’art. 52 c.p. presenta alla luce della riforma ex L. 59/2006- che ha esteso l’operatività della disposizione in parola “…anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”- dall’altro essa fornisce in concreto un nuovo spiraglio applicativo, alla luce della situazione concreta affrontata (dove il ricorrente era già stato in passato vittima più volte di furti di gasolio nel piazzale della propria ditta), il che fa propendere per il riconoscimento della tutela dei beni aziendali quale nuova “frontiera” della legittima difesa.

Antonio Cimminiello

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ANTONIO CIMMINIELLO
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ANTONIO CIMMINIELLO

Nato a Napoli nel 1986, dove tuttora vive e lavora . Laureato in Giurisprudenza e specializzato in Professioni Legali presso l'Università "Federico II". Esercita l'attività di Avvocato penalista a partire dal Gennaio 2015 . Appassionato di storia antica e scrittura, collabora con diverse testate giornalistiche web occupandosi di diritto ed enti locali.

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