Corruzione societaria: le novità normative

Penale d'impresa

La nocività “a tutto tondo” del fenomeno corruzione ha rappresentato un’idea da tempo radicata nelle riflessioni giuridiche nazionali e sovranazionali. Da sempre cioè viene avvertita la necessità di assicurare tutela penale a tutti gli interessi naturalmente orbitanti nell’alveo delle imprese, trattandosi di beni -interessi significativi analogamente a quelli tradizionalmente protetti per il tramite dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Ciò ha portato progressivamente all’elaborazione di un autonomo e particolare statuto penale delle società di diritto privato. Nell’ambito della relativa disciplina, ha assunto un particolare rilievo il disposto dell’art. 2635 c.c. Tale norma considerava una classica ipotesi di accordo corruttivo, punendo con la reclusione sia chi desse o promettesse danaro o altre utilità, sia chi, rivestendo una posizione apicale (dagli amministratori ai responsabili della revisione, nonchè i soggetti  sottoposto alla loro direzione o vigilanza ), a seguito di tali dazioni o promesse avesse finito col compiere od omettere atti in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio, cagionando nocumento alla società stessa.

L’art. 2635 c.c. negli anni tuttavia non sembrava in grado di perseguire adeguatamente il lodevole intento di contrastare la corruzione nel settore privato. Ciò ha comportato censure a livello sovranazionale- è il caso del GRECO, il rapporto del Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, pubblicato nel Dicembre 2016- nonchè l’avvio di un processo di riforma che è culminato con l’entrata in vigore, a partire da Aprile 2017, del D.L. 38/2017.

Quali sono le novità più significative così introdotte? In primis, si estende il novero dei possibili soggetti attivi della cd. “corruzione passiva”: in sostanza fanno il loro ingresso in tale novero i titolari di funzioni manageriali e gli amministratori di fatto, o meglio coloro che nella società o nell’ente esercitano funzioni direttive diverse da quelle di amministrazione e controllo conferite in via formale. Muta anche l’insieme delle condotte di corruzione passiva, da oggi consistenti nella sollecitazione, ricezione, o accettazione di promessa, per sé o per altri, di denaro o altra utilità , per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà. Uguale discorso investe pure la “corruzione attiva”: ad essere punito d’ora in poi infatti sarà“…chi,  anche per interposta persona, offre, promette o dà denaro o altra utilità”. Tali utilità inoltre per tutte le ipotesi di corruzione tra privati dovranno avere carattere “non dovuto”.

La corruzione societaria assume altresì il nuovo status di reato di pericolo, in virtù della scomparsa di ogni riferimento al “nocumento” alla società, il che anticipa notevolmente la soglia di tutela penale.

Volendo in conclusione individuare la ratio specifica sottesa al D.L. 38/2017, se è vero che si continua anche per tale via ad evitare, con l’introduzione e revisione di reati autonomi, le strettoie che inevitabilmente deriverebbero dal semplice richiamo delle analoghe ed attuali fattispecie incriminatrici già operanti contro la corruzione nel settore pubblico, è innegabile la presenza di un comune denominatore per pubblico e privato, alla luce delle riforme più recenti: la ricerca di una tutela “ad ampio raggio”, per evitare spazi di impunità e con riferimento a condotte anche solo prodromiche rispetto alla corruzione vera e propria (confermato nel settore privato non solo dalle novità apportate dall’art. 2635 c.c. ma anche dall’introduzione di nuove figure criminose come ad esempio l’istigazione alla corruzione tra privati ex art. 2635-BIS c.c.), quella ricerca che ha portato nel settore pubblico all’ingresso di fattispecie quali traffico di influenze illecite ed induzione indebita a dare o promettere utilità.

Antonio Cimminiello

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ANTONIO CIMMINIELLO
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ANTONIO CIMMINIELLO

Nato a Napoli nel 1986, dove tuttora vive e lavora . Laureato in Giurisprudenza e specializzato in Professioni Legali presso l'Università "Federico II". Esercita l'attività di Avvocato penalista a partire dal Gennaio 2015 . Appassionato di storia antica e scrittura, collabora con diverse testate giornalistiche web occupandosi di diritto ed enti locali.

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